I BLUFF DI RENZI SULL’ACCIAIERIA

Matteo Renzi

I progetti di Renzi e del Pd sull’Ilva di Taranto sono tutti falliti: il bottino dei Riva che doveva servire, secondo il governo di Roma, per avviare il processo della cosiddetta ‘ambientalizzazione’ della fabbrica è stato bloccato dai giudici svizzeri; il piano per una gestione pubblica temporanea dell’impianto, che prevedeva, sulla carta, due miliardi di euro di investimenti, è completamente deragliato; il rilancio dello stabilimento siderurgico con la promessa di rivenderlo nel giro di un triennio al migliore offerente è solo una promessa; l’obiettivo di salvare l’industria, i posti di lavoro e l’ambiente sono solo propaganda; la produzione è in declino e sarà sempre peggio nei prossimi anni; l’emergenza sanitaria e i problemi di sicurezza aumentano; i conti economici sono in rosso e ogni mese c’è un buco di 50 milioni di euro coperto da aiuti di Stato. Inoltre, c’è un processo in corso con 47 imputati che devono rispondere di disastro ambientale (il conto dei danni chiesti agli imputati supera i 30 miliardi di euro) e c’è il sospetto che dentro l’Ilva di Taranto nulla sia cambiato e che i gravi problemi di inquinamento, denunciati in tutte le sedi e anche dalla Commissione europea, siano ancora presenti e pericolosi. Non è finita, i dati diffusi dal Parlamento europeo hanno evidenziato che gli impianti siderurgici europei producono acciaio in eccesso che il mercato non è in grado di assorbire. Nel 2030 la quota dell’Ue scenderà al 9 per cento della produzione mondiale; la Cina si attesterà al 51 per cento. Dei primi 50 produttori mondiali, almeno 30 saranno cinesi, quelli europei solo quattro.


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