IL DISASTRO SALVA-BANCA ETRURIA

Il Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi in Senato durante la replica al termine della discussione generale del DDL sulle Riforme, Roma, 21 Luglio 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Renzi e il Pd hanno combinato l’ennesimo disastro. Hanno messo sul lastrico 130mila risparmiatori colpiti a fine novembre scorso dal crac di Banca Etruria, la banca, amica dell’ex sindaco di Firenze, che aveva come vice presidente il padre del ministro Elena Boschi. Il Pd, in Europa, ha prima approvato senza colpo ferire il cosiddetto bail-in, ovvero la possibilità di salvare le banche con i soldi di azionisti, obbligazionisti e correntisti. Successivamente ha votato la trasposizione della suddetta norma in Italia, generando la mega-truffa di Banca Etruria e di altre tre banche italiane. Oggi, si arrampica sugli specchi nel tentativo di non applicare alla lettera le norme precedentemente condivise. Nonostante le promesse di Renzi, sarà molto difficile rendere ai risparmiatori i soldi persi. Invece dei soliti proclami, il governo dovrebbe indagare sull’operato dei responsabili del disastro: Bankitalia e Consob. Molto altro, per fare chiarezza, lo dovrà fare la magistratura. Strumenti finanziari complessi sono stati venduti a cittadini inconsapevoli. Tuttavia, le assicurazioni del presidente del consiglio per mettere una pezza si smonteranno dinanzi alla Commissione Ue. Quest’ultima, se non ci saranno escamotage particolari, bloccherà senza alcun dubbio qualsiasi tentativo di rimborso agli azionisti. E qui arriviamo al secondo problema: l’Italia non è mai stata in grado di proteggere i propri interessi in Europa. Alla fine della crisi Lehman Brothers del 2009, Germania e Francia hanno speso centinaia di miliardi di euro – tramite i rispettivi governi – per salvare il sistema bancario. In quel caso l’esecutivo europeo tacque. Per evitare nuove crisi sistemiche la proposta dell’Efdd-M5s in Europa è quella d’istituire un moderno Glass Steagall Act attraverso: separazione netta e obbligatoria tra le attività di credito tradizionali e le attività speculative e di investimento; divieto per le banche di assumere partecipazioni in imprese non finanziarie; interdizione permanente per i manager che violano le disposizioni del regolamento; esenzione dal regolamento per le piccole banche che non raggiungono certe soglie in termini di valore delle attività speculative a bilancio e utilizzo della leva finanziaria.


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