LO SPETTRO GRECIA SI AGGIRA ANCHE IN ITALIA

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Grecia, cerchiamo di capire com’è andata e perché lo Stato ellenico ha dovuto accettare le imposizioni della Ue. In cinque mesi di trattative, Tsipras ha lottato lungamente per difendere il popolo greco. Quando ha capito che la Germania e la Troika non cedevano, ha tentato la strada del referendum popolare. La Merkel e i suoi seguaci, dopo il referendum, se ne sono infischiati del voto democratico dei greci che dava ragione a Tsipras, e, invece di ammorbidirsi, si sono incattiviti ancora di più. In realtà hanno lanciato due moniti: 1- Cari premier e cari cittadini europei, non vi permettete di mettervi contro di noi perché ve la facciamo pagare cara; 2- L’umiliazione che abbiamo imposto alla Grecia è una lezione rivolta a tutti gli Stati Ue (a partire dell’Italia) che, attraverso referendum o elezioni democratiche, dovessero decidere di ribellarsi e di non accettare le nostre condizioni. La Troika quindi non perdona: la Grecia deve morire per pagare i suoi 320 miliardi di euro di debito. Il volere dei cittadini greci non conta niente. Ma chi ha contratto il debito greco? Come si è accumulato? La risposta arriva da una commissione internazionale voluta dal Parlamento greco, costituita a marzo 2015, formata da 35 componenti esperti di diritti umani e finanza e coordinata dal belga Eric Toussaint, presidente del “Comitato per l’annullamento del debito nel Terzo Mondo”. La commissione ha lavorato per mesi e nel suo primo report preliminare ha concluso che: “Sulla base del diritto internazionale il governo ha la possibilità di sospendere in maniera sovrana il pagamento del debito greco”, in particolare perché: “L’insostenibilità del debito pubblico era evidente sin dall’inizio ai creditori. Tuttavia le autorità greche, insieme ad altri governanti della Ue, hanno congiurato contro la ristrutturazione del debito nel 2010 per proteggere le istituzioni finanziarie. Inoltre, i media hanno nascosto la verità all’opinione pubblica dipingendo il salvataggio come qualcosa che andava a beneficio della Grecia”. La crescita del debito secondo il rapporto non è dovuta all’eccessiva spesa pubblica, ma piuttosto “al pagamento di interessi ai creditori alti, ingiustificate spese militari, perdite di entrate in tasse dovute a illecite fughe di capitali, sostegni a banche private”. In sintesi secondo la commissione, coordinata da Eric Toussaint, la Grecia può non pagare il suo debito perchè l’hanno contratto le banche e i politici e non i cittadini e perchè per ripagare questo debito si stanno violando i diritti umani dei greci. La commissione arriverà alle conclusioni definitive alla fine di quest’anno, se il governo Tsipras non sarà sostituito da un burattino della Troika. Il riconoscimento ufficiale dell’immoralità del debito greco da parte di una commissione parlamentare creerebbe un precedente storico pericoloso per la tenuta stessa dell’euro. Un audit, sul modello di quello greco, andrebbe istituito al più presto anche per il debito pubblico italiano che ha sfondato la soglia dei 2.200 miliardi di euro. Per ripagarlo i governi Berlusconi, Monti, Letta e Renzi, hanno pressoché distrutto lo Stato sociale, i diritti dei lavoratori, la scuola e stanno svendendo tutti gli asset strategici nazionali. Dopo la Grecia, il prossimo Stato che potrebbe morire di debito e per colpa dell’euro è l’Italia.


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